L’INTERtweetSTA: Gabriele Aprea & Lucio Rufolo

Prima o poi tornano le INTERtweetSTE, interviste a 140 caratteri che mettono sotto un torchio veloce scrittori e personaggi, sperando che la velocità e la sintesi ci rivelino qualcosa di più di quanto ci lasciano intendere nelle pagine dei loro libri.

(Non perderti le biografie di Gabriele Aprea e Lucio Rufolo, ma se vuoi puoi andare direttamente all’INTERtweetSTA).

Di Gabriele Aprea
e della sua vita si sa poco o nulla, e a domanda risponde: Sono biodegradabile.
Ma prima di arrivare all’ultimo stadio del bionichilismo, nel risvolto di copertina di un suo libro del 2008 leggiamo che è nato a Napoli nel 1953. Era febbraio. Faceva freddo. A due anni ha iniziato a parlare, ma solo da nove ha cominciato a scrivere, grazie alla frequenza del laboratorio La linea scritta. È laureato in Lettere e insegna. Dirige il Centro Italiano, una scuola d’italiano per stranieri. Non ama viaggiare, per cui organizza vacanze studio per gli stranieri a Napoli. Nel 2001 e nel 2006 è stato finalista al premio Massimo Troisi. Nel 2003 ha vinto il premio Movimento Comico. Nel 2004 è stato finalista al premio Olio di Satira. Nel 2005 ha vinto il secondo premio al concorso Il racconto nel cassetto. Nel 2006 è stato finalista allo stesso concorso. Per Cento Autori ha pubblicato Fuori servizio (che qui trovate in versione epub gratuita) e le raccolte di racconti Il mio psicanalista si è suicidato, Poteva andare peggio e Ma che state facendo?
Ha scelto di scrivere per ridere del mondo, quando ha scoperto che il mondo rideva di lui. Della sua vita privata sappiamo che si è sposato quattro volte. La prima moglie era una affermata psicanalista. La seconda una valente psicologa. La terza una brava consulente esistenziale. La quarta ed ultima, con cui vive tuttora serenamente, legge le carte ed ha capito tutto di lui. E durante questa sarabanda muliebre ha sfornato Frammenti di un discorso umoristico (Cento Autori), un testo quasi teatrale tra Io e i suoi fratelli.
Senza tema di smentita, posso affermare che Gabriele Aprea è uno dei migliori umoristi in circolazione, e per tutto valga il suo pensiero: Mi hanno assegnato una medaglia alla memoria ma non ricordo perché.
Allora facciamo un nodo al fazzoletto, perché a settembre esce per Cento Autori un’antologia con i migliori racconti e otto inediti. Imperdibile. A patto di ricordarsi perché.

 


Lucio Rufolo
è nato a Contursi Terme ed è coetaneo di Richard Gere. Vive a Napoli dove lavora come medico specialista in malattie dell’apparato respiratorio. Il suo più grande rammarico è l’essere stato ricercato dalle donne per le sue doti fisiche piuttosto che per le spiccate capacità intellettive. Il suo sport preferito è il tuffo carpiato sul divano del salotto per vedere comodamente la tv. Adora le melanzanze imbottite alla salernitana che non gli vengono mai cucinate con la scusa che è affetto da colite spastica. Autore radiofonico di successo, è noto alle Cronache per aver dato i Natali a personaggi del calibro di Ambrogio Brambilla Von Hotten, critico cisalpino e tuttologo, Pier Ferdinando De Mita, il fratello mai nato del noto politico,  e Ludwig Chopin Tchaikovsky, lavavetri polacco con la passione della vodka.
Anche qui, senza tema di smentita, posso affermare che Rufolo è uno dei più bravi performer sulla piazza, qualunque cosa significhi. Assistere a una sua performance, sia che si tratti della presentazione di un suo libro o di un lavoro altrui, è sempre un piccolo grande evento. Con la sua faccia serissima può parlare indifferendemente del peperone ‘mbuttunato e delle sue nefaste influenze sui tempi dell’amore, o di come varia, da nord a sud, la preparazione e la pazienza dei pazienti.
Ha pubblicato I grandi progetti per la trasformazione del mezzogiorno (Leonardo Editore), Per i piccinìn cuore affettat (I figli sò piezz’ ‘e core) – Proverbi e detti napoletani tradotti in padano (Cento Autori), Ho scritto T’avor sulla sabbia – Psicopatologia degli amori nevroticamente infelici (Photocity Edizioni), De Bello Traffico, Vedi Napoli e poi ti muovi (Homo Scrivens).
Ora torna da noi con Antologia di Sp@m River – e-mail d’amore inviate e mai lette (Homo Scrivens), un esilarante saggio sulla corrispondenza amorosa ai giorni nostri.

Allora, se accettate un umile invito dal sottoscritto, domani non mancate alla sua prima nel Salone degli Specchi dell’Università telematica Pegaso di Napoli in piazza Trieste e Trento 48. Sarà una performance da non perdere, e magari ci faremo spiegare cosa diavolo significa.

E ora, che ne dite di leggere l’INTERtweetSTA?

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L’INTERtweetSTA: Edgardo Bellini & Pino Imperatore

Deliranti tornano le INTERtweetSTE, interviste a 140 caratteri che mettono sotto un torchio veloce scrittori e personaggi, sperando che la velocità e la sintesi ci rivelino qualcosa di più di quanto ci lasciano intendere nelle pagine dei loro libri.

(Ma tu davvero vuoi saltare le biografie di Edgardo Bellini e Pino Imperatore e andare direttamente all’INTERtweetSTA?).

Non so da dove cominciare. Perché gli ospiti di oggi sono scrittori che generano scrittori. Scrittori al quadrato, quindi, instancabili motori di tanta scrittura napoletana. E tante, tante altre cose. Ma partiamo dal principio.

Edgardo Bellini
è ludolinguista e campione italiano di giochi di parole. Anagrammista principe e signore dello Scrabble, araldo della crittografia mnemonica e sommo esperto dell’onomanzia, l’arte di predire il futuro o il carattere delle persone attraverso le lettere del suo nome. Di se stesso (e qui mi bacchetterà perché predica corretto solo “sé stesso”, ma io sono di vecchia scuola) leggerete nella sua prima risposta all’INTERtweetSTA. È redattore della rivista di enigmistica classica La Sibilla.
Dal 2003 affianca Pino Imperatore nella conduzione del Laboratorio di scrittura comica e umoristica «Achille Campanile», brodo di cultura nel quale hanno cominciato a muovere i primi passi scrittori del calibro di Maurizio de Giovanni. O, nel campo della scrittura umoristica, Maurizio De Angelis, Gero Mannella, Giovanni Nurcato, Gianni Puca e Lucio Rufolo.
Dai fumi del brodo di cultura del Laboratorio – che ancora oggi continua il suo lavoro nei locali de Il Clubino in Napoli al vico Acitillo 106 – sono nate numerose raccolte di racconti, come Quel sacripante del grafico si è scordato il titolo (Graus) o Aggiungi un porco a favola (Cento Autori) con il marchio GULP Gruppo Umoristi Ludici Postmoderni che sfornerà anche Se mi lasci non male (Kairos) a cura di Gianni Puca. (Qui potete trovare una galleria di immagini GULPiste realizzate con piglio ingenuo e romantico dal sottoscritto).
Un’altra grande passione di Edgardo Bellini è il teatro, per il quale ha scritto numerosi testi, ma soprattutto lucide recensioni su Teatro.it.
Il nostro ama anche recitare improvvisando (o improvvisare recitando) e lo vedrete calcare le scene con la compagnia Coffee Brecht, divertendosi e divertendo, o magari duellando con altre compagnie, nello spirito goliardico e partecipativo che caratterizza il teatro IMPRO’.
Chiudo questa libera biografia con il link a una toccante poesia scritta da Bellini che si trova nell’antologia collettiva Vedi Napoli e poi scrivi (Kairos) curata da Aldo Putignano e che potrà darvi un’idea del suo talento enigmistico e della sua passione per la sua città, Napoli, città cialtrona e città cartolina, specchio ustorio e lenitivo di tutti coloro che ogni giorno si arrabattano tra i vicoli e il sole: Laude duale.

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Eddi & Pino: una lunga storia di risate (clicca per ingrandire)


Pino Imperatore
nasce a Milano e tifa Fiorentina. Ma, a parte un’encomiabile precisione certosina – è l’unico intervistato ad aver inscritto tra «virgolette caporali» le risposte all’INTERtweetSTA – è un degno figlio di Napoli.
Dopo anni di cui si sa poco (noi lo immaginiamo curvo sui tomi di Achille Campanile e a ritagliare gli annunci mortuari dei giornali locali), nel 2001 fonda a Napoli il Laboratorio di scrittura comica e umoristica «Achille Campanile» dove viene presto affiancato nella conduzione da Edgardo Bellini. Sono gli anni in cui il laboratorio viene ospitato nei locali del TAM Tunnel Comedy Club, il teatro dove sono cresciuti autori come Alessandro Siani e Paolo Caiazzo e dove Imperatore coordina con Federico Andreotti il Laboratorio di cabaret Zelig-Tunnel.
Da quel momento il nostro – fedele pure al responso onomastico di Edgardo Bellini: Primo in poetare – innesta una marcia inarrestabile: vince il Premio Massimo Troisi, di cui diventa responsabile della sezione Scrittura dal 2005 al 2011, e scrive In principio era il Verbo, poi vennero il soggetto e il complemento (Colonnese), Un anno strano a Roccapeppa (Kairos), Le mirabolanti avventure del Gladiator Posillipo, (Cento Autori) e la Trilogia del Buonumore per Cento Autori, tre libri usciti in contemporanea, una specie di pazzo record mondiale: La catena di Santo Gnomo, Manteniamo la salma (dove l’autore mette a frutto gli studi matti e disperatissimi sugli annunci mortuari) e Questo pazzo pazzo pazzo mondo animale.
Nel 2008 Imperatore passa dalla narrativa alla saggistica e sforna De vulgari cazzimma (Cento Autori), un incredibile viaggio nella parola napoletana cazzima, ricco di analisi storiche e gustosi aneddoti.

(clicca per un servizio video sullo spettacolo)

Arriviamo infine ai giorni nostri, con i due volumi che hanno lanciato il nostro nell’empireo degli scrittori nazionali: Benvenuti in casa Esposito e Bentornati in casa Esposito (Giunti) che narrano le gesta eroicomiche di Tonino Esposito, camorrista per linea di sangue ma con scarsa vocazione, e la sua famiglia allargata. Da questi romanzi è nato, da un’idea condivisa con Paolo Caiazzo e Alessandro Siani, un fortunatissimo spettacolo che è in tournée da tre anni, andato in scena in più di 50 teatri in Campania, Lazio, Puglia e Calabria e che ha finora registrato quasi 90mila spettatori.

Si ride, con la saga degli Esposito, si ride della camorra e si riflette su quanto sia volgare e ridicola la criminalità organizzata.
Come si ride e si pensa con l’ultimo parto di Pino Imperatore, il romanzo Questa scuola non è un albergo (Giunti) che vede il protagonista Angelo D’Amore affrontare i problemi tipici di un diciottenne alle prese con l’amore, gli esami di stato, un mistero di famiglia e un pappagallo ciarliero e impertinente.
Non pago comunque dei successi come scrittore e insegnante di scrittura umoristica, nonché come drammaturgo, Pino Imperatore ha esordito come regista per lo spettacolo Anime del Sud, con Ciro Giustiniani.
Io spero di vedere presto un’altra sua opera, libro, regia o spettacolo che sia. Perché con questo napoletano precisino non ci si annoia mai. E c’è sempre da imparare.

Le biografie sono finite (!), ma un’ultima considerazione credo che valga la pena di essere fatta: non credo che esista un modo per ringraziare Edgardo Bellini e Pino Imperatore per il tignoso lavoro di aggregazione culturale che hanno svolto e svolgono tutt’oggi. E se a Napoli si scrive, si scrive tanto e bene, beh, un po’ lo si deve anche a questi due signori. Sì, è vero, qualche volta sbagliano anche loro. Sì, sono i primi colpevoli dei miei deliri, online e su carta, visto che nel 2007 ho frequentato il loro laboratorio, evidentemente senza molto profitto. Ma è parva materia.

A proposito, l’onomanzia belliniana per Aurelio Raiola è: ora a lui, ora lei. Ma non vi scomodate a capirne il senso, non tengo voglia né curiosità 😉

E ora, che ne dite di immergerci nell’INTERtweetSTA?

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L’INTERtweetSTA: Francesca Gerla & Chiara Tortorelli

Puntuali tornano le INTERtweetSTE, interviste a 140 caratteri che mettono sotto un torchio veloce scrittori e personaggi, sperando che la velocità e la sintesi ci rivelino qualcosa di più di quanto ci lasciano intendere nelle pagine dei loro libri.

(Io non te lo consiglio, c’è tanto prima da leggere, ma se hai fretta conosci subito Francesca Gerla o Chiara Tortorelli; oppure vai direttamente all’INTERtweetSTA).

Oggi torniamo a un’impostazione classica, e andiamo a conoscere una coppia di scrittrici con un progetto in comune che scopriremo alla fine.

Francesca Gerla
è scrittrice, redattrice, traduttrice dall’inglese, insegnante e tanto altro che ora non ricordo.
Di certo nasce a Napoli nel 1976  e scrive da sempre: a sei anni la prima raccolta di racconti, a undici il primo romanzo, a quindici la prima pubblicazione: Dancing Stars, un racconto in lingua inglese, evidentemente una predestinazione.
Ha lavorato con riviste, giornali e numerose case editrici, tra cui Bollati Boringhieri e Rizzoli, traducendo tra l’altro Julie & Julia, romanzo di Julie Powell divenuto celebre per l’omonima trasposizione cinematografica con Meryl Streep protagonista. Ha poi diretto la redazione della casa editrice Homo Scrivens.
Oggi insegna inglese al liceo, editing, traduzione letteraria e, a breve, anche scrittura creativa nell’ambito di un master sul giornalismo. Ma continua a scrivere, bene, e i suoi scritti sono amatissimi sia dal pubblico che dai concorsi letterari: il suo primo romanzo, L’isola di Pietra (Homo Scrivens), è arrivato finalista al premio Megaris e al premio Nabokov 2014; l’ultimo romanzo edito, La testimone (Homo Scrivens), ha vinto il primo premio Il Convivio 2015 e nello stesso anno il romanzo inedito La rovinafamiglie è stato finalista al Premio Idea Bellezza Tacco Matto.
Infine, la nostra ha vinto il primo premio nel concorso Napoli Cultural Classic 2016 nella sezione nanoracconti con Alienazioni moderne.
Francesca Gerla riesce a passare con disinvoltura attraverso i generi – dal romanzo di formazione al giallo giudiziario fino a un sofisticato chick lit – grazie a una scrittura morbida, avvolgente, che rimanda ai pensieri del mondo e si salda con le radici forti alla terra. Una scrittura che si piega alla narrazione restando autoriale, che sa di talento e artigianato operoso, consapevole che la scrittura è un’arte ma anche un mestiere nobile. Che, infine, sta approdando a teatro nel progetto che la vede coinvolta con Chiara Tortorelli.

Pare brutto mettere una foto che ho scattato io?


Chiara Tortorelli
nasce a Prato nel 1970 in circostanze misteriose, pare per  oscuri e non ben identificati interventi mistici.
Bambina fondamentalmente disadattata – è Chiara Tortorelli a parlare -, a quattro anni sul lungomare decise di condividere col mondo la sua malinconia e provò a declamare all’impronta versi sciolti. Ma anziché essere abbracciata come desiderava, vide sua madre con fare professionale armarsi di penna e taccuino per annotare quei pensieri. Dal trauma che ne seguì nacque il rapporto controverso tra scrittura e depressione che connota la sua personalità.
Vive a Napoli, ma ha vissuto molti anni a Milano ed uno a Roma. Per non lasciare tracce e sfuggire a qualsivoglia interpretazione ha cambiato di volta in volta ruolo e personaggio: creativa pubblicitaria, organizzatrice di eventi, scrittrice, poetessa, editor, la matta della carta (è sempre Chiara Tortorelli a parlare).
Ha pubblicato La semplicità elementare dell’amore (CentoAutori) e Tabù (Homo Scrivens).
Ha poi vinto nel 2014 il premio Megaris nella sezione racconti inediti e suoi racconti sono presenti in numerosi volumi collettivi.
La frase che la rappresenta è: la fuggitiva non è mai dove pensi che sia. E forse è questo il segreto della sua scrittura cangiante, mutevole e piacevolmente spiazzante. Chiara Tortorelli racconta storie, emozioni, pensieri e suoni, in una lingua a tratti scintillante e martellante, quasi futurista, a tratti languida e intellettualmente erotica. Una scrittura che non si fa dimenticare e che resta impressa per arte e vivacità.

Francesca Gerla e Chiara Tortorelli stanno per portare in scena lo spettacolo Regine.

https://www.facebook.com/events/563690813815348/
Uno spettacolo da non perdere per la qualità e la varietà dei testi, tra cui anche un pezzo di Pino Imperatore (a breve la sua intertweetsta, stay tuned!), per la regia di Giuseppe Bucci, regista Rai, e per l’interpretazione di Rosaria De Cicco, attrice intensa e staordinaria.

Beh, dopo questa immersione nella vita scrittoria delle nostre scrittrici, che ne dite di immergerci nell’INTERtweetSTA?

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L’INTERtweetSTA: Marco Proietti Mancini & Benedetto Properzi

Dopo le ferventi preghiere (di chi prega) e le estenuanti abboffate (di chi si abboffa) pasquali tornano le INTERtweetSTE, interviste a 140 caratteri che mettono sotto un torchio veloce scrittori e personaggi, sperando che la velocità e la sintesi ci rivelino qualcosa di più di quanto ci lasciano intendere nelle pagine dei loro libri.

(Non stai più nella pelle? Conosci subito Marco Proietti Mancini o Benedetto Properzi; oppure vai direttamente all’INTERtweetSTA).

Oggi intervistiamo due personaggi un po’ particolari. Cioè, il primo è un autore ma è pure un grande personaggio. Il secondo, di converso, è un personaggio ma è pure un grande autore. Solo che lui le storie le vive. Mentre l’altro, il primo, le storie le racconta. Insomma, oggi proviamo a intervistare un autore e il suo personaggio. E vedere l’effetto che fa.

Marco Proietti Mancini
comincia la sua ascesa letteraria (se avete letto ascesi, siete proprio lontani; avvicinatevi) con il romanzo Da parte di Padre, in seguito ripubblicato da Edizioni della Sera, la casa editrice di Stefano Giovinazzo che nel 2012, con la raccolta Roma per sempre, avviò una fruttuosa collaborazione letteraria che darà alla luce l’omonimo marchio letterario e le altre due incursioni nel mondo di Benedetto ed Elena Properzi: Gli anni belli  e Il coraggio delle madri.
Il coraggio delle madri narra appunto la vita di Benedetto ed Elena durante tutto l’arco della II Guerra Mondiale fino alla fine del conflitto nel 1945. Gli anni belli del romanzo precedente sembrano lontani, e i protagonisti, stando lontani l’uno dall’altra, combattono ciascuno la propria guerra. Il primo, Sergente Maggiore della Brigata Paracadutisti Folgore, si trova a combattere in prima linea una guerra che gli appare fin dal principio inutile e persa. La seconda, Elena, vive nel quartiere popolare di San Lorenzo ad aspettare il suo uomo insieme alla piccola Annamaria, costretta a vivere una guerra logorante i cui nemici sono la paura, la fame e i continui bombardamenti.
L’amore darà loro la forza e un futuro a cui aggrapparsi, e Marco Proietti Mancini sa raccontare come pochi l’amore.

Lui dice di scrivere solo storie, ma non dategli retta: lui scrive, e bene, storie d’amore. Anche Roma per sempre era una lunga interminabile storia d’amore per la Città eterna, ma a guardar bene il nostro autore tutto sembra tranne che uno scrittore di storie d’amore – che uno immagina piccolo, efebico, che campa d’aria e d’amore – mentre lui è alto, robusto, con un folto barbone e due occhi luciferini (guardate la foto che ha scelto, qualcuno può contraddirmi?). Potrebbe scrivere il sequel di Misery non deve morire con la protagonista che viene resuscitata per essere usata come arma definitiva contro le minacce terroristiche di tutto il mondo ed essere plausibile. Comunque, non lasciatevi ingannare dalla foto: Marco è uomo assai gentile e, soprattutto, scrive storie d’amore belle, intense, che hanno il sapore di un tempo andato che può esistere anche oggi. Ma, lo ripeto, le scrive benissimo, ed è riuscito a convincere anche me – che sono un lettore orco – a leggerle.

Il bello – per noi lettori – è che sa scrivere, e bene, anche altro. E oltre all’epopea familiare della famiglia Properzi ha pubblicato il romanzo Oltre gli occhi (Giubilei Regnani) e i racconti Ciao mamma nell’antologia Nessuna più (Elliot) e Mi chiamo Antilope nella raccolta Storiacce romane (Historica edizioni). Immaginiamo, da quello che dice nell’INTERtweetSTA, che anche il prossimo libro ci racconterà altre storie. Ma sempre con una penna e una coscienza profondissimi, che scavano nei sentimenti e ci mostrano il frutto, a volte amaro, della passione.

La trilogia di Benedetto Properzi



Benedetto Properzi
Di lui si sa poco o nulla, pare solo che la sua nascita abbia scatenato uno dei più grandi terremoti del ‘900 in Italia. Le uniche informazioni su di lui sono quelle che si ritrovano nei romanzi di Marco Proietti Mancini. Io posso solo dirvi che Benedetto è uno di quegli uomini che non ci sono più: è leale, innamorato, testardo, onesto. Più che un personaggio, è un amico da avere accanto nei momenti brutti, sicuri che la sua mano ci aiuterà a rialzarci. Questo solo posso dirvi. Ma se lo volete davvero conoscere, chiedete a Marco Proietti Mancini e ai suoi romanzi belli.

E ora basta, Benedetto di sicuro ci dirà che abbiamo parlato troppo di lui. Allora leggiamo insieme l’INTERtweetSTA:

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L’INTERtweetSTA: Pina Morra & Simona Carosella

A grande richiesta tornano le INTERtweetSTE, interviste a 140 caratteri che mettono sotto un torchio veloce scrittori e personaggi, sperando che la velocità e la sintesi ci rivelino qualcosa di più di quanto ci lasciano intendere nelle pagine dei loro libri.

(Sei frettello o frettella? Conosci subito Pina Morra e Simona Carosella; oppure vai direttamente all’INTERtweetSTA).

Tanto diverse a vedersi – ma tanto simili a sentirsi: hanno la stessa, identica, bella e intonata voce – Pina Morra e Simona Carosella vivono e scrivono a Napoli in un quartiere popolarissimo, cercando di sopravvivere all’invasione sonora delle vrenzole. E se pur si dichiarano soccombenti, posso giurare che sopravvivono benissimo, almeno a giudicare dai loro romanzi.
Oltre alla battaglia contro il vrenzolume, Pina e Simona sono unite da un altro legame, forse ancora più saldo e vitale: sono madre e figlia, e per questo, solo per questo, oggi derogheremo all’ordine alfabetico.

Per comprendere l’universo di Pina Morra
dobbiamo partire dalla famiglia: lei, madre e scrittrice; un marito, Peppe Carosella, attore e regista teatrale; una figlia, scrittrice; e un figlio psicologo per tenere insieme i pezzi del tutto.
Da grande cultrice dell’autoironia e dell’understatement, Pina Morra si definisce frequentatrice assidua di laboratori di scrittura, come il Laboratorio Achille Campanile (condotto dal duo Pino Imperatore-Edgardo Bellini) e la Bottega della scrittura (condotta da Aldo Putignano e Giancarlo Marino).
In realtà c’è molto di più, come la passione per il teatro e la musica, che l’ha vista partecipare a vari spettacoli con le compagnie Laboratorio Espressivo Teatrale Loro di Napoli e Cavoli a merenda, e dove ha potuto sfogare la sua naturale verve ironica.
La scrittura è arrivata dopo, come una sedimentazione delle sue varie incursioni dentro di sé e nella storia della generazione dei nostri padri. Un percorso che dopo la partecipazione a numerose antologie l’ha portata a scrivere un romanzo – Neanche la cenere (Homo Scrivens) – che ci parla del presente attraverso il passato; uno struggente viaggio nella memoria, come l’ha definito Serena Venditto, che si è classificato al secondo posto ex aequo al Premio letterario nazionale “L’Iguana 2015”.
Nonostante i successi, Pina Morra resta comunque fedele al suo motto: ‘A vita è nu muorzo (la vita è breve, per i non napoletani), e attende con ansia la prima dello spettacolo teatrale tratto dal suo romanzo e di cui ha curato la drammaturgia. E io non posso che consigliarvi di venire a Napoli il 18, il 19 e il 20 marzo per goderne insieme.



Simona Carosella
è scrittrice e cantautrice napoletana, appassionata di arte e letteratura.
Come cantautrice pubblica nel 2010 l’EP Oro Bianco e nel 2015 partecipa al progetto Napoli da ora in poi con il brano Piazza Borsa.
Il suo primo romanzo, Il beneficio del buio, uscito per i tipi di Homo Scrivens nel 2015, è un romanzo giovane, per tematiche e vivacità di scrittura, e nello stesso tempo un romanzo maturo, un romanzo che pone problemi, un romanzo che prova a dare soluzioni. Un romanzo avvincente, come si diceva una volta, ma la cosa più intrigante è che è un romanzo scritto con mestiere. Un romanzo duale, sin dalle dinamiche delle due protagoniste, un gioco di ruolo che a un certo punto inverte i ruoli, mischia le carte, con i tasti bianchi del pianoforte che si cambiano di posto con i neri per cambiare melodia. Un romanzo che non parla di musica ma la vive, la vive in maniera letterale, e la fa vivere ai lettori in un’esperienza entusiasmante.
Simona Carosella, anche lei fedele al suo motto: Don’t worry be Simona, sta curando la rappresentazione teatrale dello spettacolo tratto dal suo romanzo e che verrà rappresentato a maggio 2016 nel Teatro Arca’s.
Seguitela, seguiamola, e andiamo ad ascoltare i suoi prossimi concerti con il progetto Napoli da ora in poi.


E ora, prima di passare all’INTERtweetSTA godiamoci un momento di pace assieme alle nostre autrici

Pina Morra e Simona Carosella in un raro momento di assenza del tappeto sonoro vrenzoliano

Silenzio. Ascoltiamo l’INTERtweetSTA:

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L’INTERtweetSTA: Gianluca Calvino & Gruppo9

Ventose spifferano le INTERtweetSTE, interviste a 140 caratteri che mettono sotto un torchio veloce scrittori e personaggi, sperando che la velocità e la sintesi ci rivelino qualcosa di più di quanto ci lasciano intendere nelle pagine dei loro libri.

(Vai di corsa? Conosci subito Gianluca Calvino e Gruppo9; oppure vai direttamente all’INTERtweetSTA. E stavolta torna pure il BACKSTAGE!).

Il Maestro è nell’anima
e dentro all’anima per sempre resterà

Rita Raimondo e Gianluca Calvino, paparazzati all’uscita di un noir di Jean Claude Izzo

L’incipit della magnifica canzone di Paolo Conte ci introduce a quest’intertweetsta, nuova e strana, a un maestro e alla sua orchestra di suonatori di parole. In diretta dal golfo mistico del soppalco della libreria Mondadori di Pompei, scenario di elezione per le loro esibizioni, con la musica di Conte che ci accompagnerà per tutta l’intertweetsta vibrando note da un pianoforte dai tasti neri e blue.
Il maestro in questione – su che l’avete capito – è Gianluca Calvino e l’orchestra è il famigerato Gruppo9, che oggi parla con la voce di Rita Raimondo.

Gianluca Calvino
è immerso nella scrittura fin nei (radi) capelli: insegnante, editor, guida del collettivo Gruppo9  dalle sue origini.
Ha pubblicato il manuale tecnico Lavorare sul testo. L’editing (Agenzia Il Segnalibro) e diversi racconti in antologie. È stato direttore editoriale della casa editrice Cento Autori.
Dirige il service editoriale Talento Letterario e tiene corsi di scrittura creativa, dividendosi tra la libreria Mondadori di Pompei – la cosiddetta Bottega di Pompei di Homo Scrivens – e il Centro Italiano, nel cuore di Napoli.
È lui a dare il “la” alle opere del Gruppo9, preparando il canovaccio, distribuendo incarichi, unificando le voci. È lui a tirare le fila e a immaginare chi tira le cuoia nel romanzo. Sì, perché a Gianluca Calvino e al Gruppo9 piacciono i noir. Anzi, piacciono i pulp. E più muoiono, e più muoiono nel sangue, più gli piace. Come in Hyde School, l’ultima prova edita per i tipi di Homo Scrivens, una favola nera dove i protagonisti si tolgono le vesti borghesi e l’anime buone come le tessere di un domino che cadono pesanti sotto gli occhi dei gargoyle di Londra.

questa nostra danza
mezza dolce e mezza amara
e siam rimasti in gara
dancing… tarararira dancing…

Non tutti e 9 di Gruppo9


Gruppo9
è il più numeroso collettivo letterario italiano, coordinato da Gianluca Calvino e alimentato, anno dopo anno, dai partecipanti al laboratorio di scrittura pompeiano di Homo Scrivens. Numeroso al punto che nessuno sa quanti siano. Nove? Novantanove? Certo è che dall’alba di 8 gocce di veleno (Photocity) gli orchestrali sono aumentati di numero e si sono fatti sempre più esperti.
Hanno pubblicato Sono stato io e Party per non tornare, vincendo con quest’ultimo il Premio Speciale Carver 2014.
Poi, nel 2015, i nostri sfornano Hyde School, forse il loro libro migliore, di sicuro il più maturo.
La miscela che rende i romanzi di Gruppo9 una novità nel panorama letterario italiano è che hanno un impianto narrativo solido e una unità strabiliante per libri partoriti da un collettivo. Merito del loro conducator, sicuramente, ma anche dell’intenso lavoro di progettazione, redazione e revisione della durata di un anno, nonché dell’estrema varietà artistica messa in campo dai 9 (che poi non sono 9). Cito i partecipanti all’ultima opera: Carla Abilitato, Erminia Balzano, Gianluca Calvino, Livia Cipriano, Pietro Damiano, Virginia De Gennaro, Roberta Di Napoli, Pierluigi Faiella, Daniela Falco, Francesca Fasolino, Raffaele Formisano, Claudia Inserra, Pasquale Iorio, Fortuna La Mura, Claudia Malafronte, Rita Raimondo, Francesca Rapa, Davide Rasputin, Ludovica Scorzelli, Felicetta Simonetti, Carmine Spera, Rosaria Tarotto, Vincenzo Zannetti.
E non finisce qui. Innanzitutto perché Gruppo9 è approdato in teatro – l’anno scorso con Party per non tornare e quest’anno con Sono stato io al Teatro Sanacore di San Giorgio a Cremano – grazie al lavoro di adattamento e messa in scena di Paquito Catanzaro e il suo gruppo Parole Alate, e poi perché hanno già deciso chi ammazzare nel prossimo romanzo, e noi lo attendiamo con l’ansia di chi non vuole svoltare l’angolo nelle notti di luna nuova.

Gruppo9 e Parole Alate alla prima di Sono stato io

Cosa leggerai?
Con che libro affascini il tuo cuore?
E se ti perderai
nel labirinto di un amaro autore?

E ora perdiamoci nel delirio della nostra INTERtweetSTA:
20160229-Intertweetste-Gianluca-Calvino-e-Gruppo9

era un mondo adulto,
si sbagliava da professionisti…


E no, non ci siamo dimenticati, ecco il nostro unico, mitico BACKSTAGE!

20160229-Backstage-Gianluca-Calvino-e-Gruppo9

L’INTERtweetSTA: Luca Delgado & Letizia Vicidomini

Inesorabili perseverano le INTERtweetSTE, interviste a 140 caratteri che mettono sotto un torchio veloce scrittori e personaggi, sperando che la velocità e la sintesi ci rivelino qualcosa di più di quanto ci lasciano intendere nelle pagine dei loro libri.

(Hai la neve in tasca? Conosci subito Luca Delgado e Letizia Vicidomini; oppure vai direttamente all’INTERtweetSTA!)

Un sodalizio nato da poco, complici la napoletanità e la passione per il nero. Le numerose presentazioni a due hanno poi consolidato una “coppia di fatto” che diffonde Napoli e la buona scrittura.

Luca Delgado e Letizia Vicidomini all’annuncio dell’INTERtweetSTA

Luca Delgado
dichiara di essere un insegnante a tempo pieno, un regista a tempo perso, un adattatore e traduttore teatrale part time e uno scrittore a stomaco vuoto.
Oltre a numerose traduzioni e opere teatrali ha scritto i romanzi Daniel di Waterford (Otma) e La terra è blu come un’arancia (Homo Scrivens).
L’ultimo suo romanzo, 081  (Homo Scrivens), è un noir ambientato a Napoli, una storia d’amore e passione, una discesa emozionata nel sottoscala della vita con l’occhio pietoso del poeta.
Luca Delgado ha ambientato i suoi due ultimi romanzi a Napoli, e di Napoli s’è fatto alfiere: nella sua pagina facebook annusa l’aria dei tempi e punta il dito contro i deleteri luoghi comuni che l’ammorbano e la relegano nell’angolino del folklore furbo e ladro. Ha pure inventato una parola, per spiegare l’orgoglio nuovo che sta pervadendo Napoli e i suoi cittadini: riscetamento. Cercate su facebook l’hashtag #riscetamento, e troverete le truffe mediatiche e le denunce del nostro. Che, instancabile, a maggio tornerà a lavorare a teatro con il maestro Peter Brook per il suo ultimo spettacolo Battlefield, in giro per 4 città italiane, e per quella data spera di riuscire a consegnare l’ultima bozza del suo nuovo romanzo, un thriller-noir prettamente politico incentrato intorno a una campagna elettorale.

Reggitori di post-it, su le INTERtweetSTE!


Letizia Vicidomini
Le piace essere definita una comunicatrice, perché lo fa sempre e con tutti i mezzi a sua disposizione: radio, recitazione, scrittura, fotografia, fino ad arrivare alle infinite chiacchiere che faccio con chiunque. E  di chiacchiere – belle – riempie l’etere, a leggere il nutrito curriculum radiofonico: Kiss Kiss, Rtl 102.5, Radio Marte, CRC, Club 91 e Punto Nuovo, fino alla giovane e grintosa emittente Radio Base.
Non è meno rilevante il curriculum letterario, cinque libri tra cui Nella memoria del cuore e Angel (Akkuaria), Il segreto di Lazzaro (Cento Autori) e La poltrona di seta rossa (Homo Scrivens).
Anche lei instancabile, sta presentando in tutta Italia Nero (Homo Scrivens), il diario di una stella nascente del San Carlo che è arrivato finalista al prestigioso Garfagnana in giallo 2015.
Ed è in arrivo il sesto romanzo, una nuova storia, nera e napoletana.
Infine, dulcis in fundo, il debutto al teatro La Locandina di Pagani con una rilettura di un atto unico di Eduardo, Dolore sotto chiave, che sarà in scena sino al 20 marzo.
Non starò esagerando?  Chiede sorridente. Io dico di no.

Ora gustatevi l’INTERtweetSTA a Luca Delgado e Letizia Vicidomini:

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L’INTERtweetSTA: Sara Bilotti & L.R.Carrino


Tornano le INTERtweetSTE, interviste a 140 caratteri che mettono sotto un torchio veloce scrittori e personaggi, sperando che la velocità e la sintesi ci rivelino qualcosa di più di quanto ci lasciano intendere nelle pagine dei loro libri.

(Vai correndo? Conosci subito Sara Bilotti e Luigi Romolo Carrino; oppure vai direttamente all’INTERtweetSTA. E stavolta c’è pure il il BACKSTAGE!).

Nessuno sa se sia nata prima la scrittura o l’amicizia, ma è una domanda senza senso. Come senza senso appaiono, di questi tempi, due talenti così amici. Ma l’arte è sempre senza senso, e la vita si affanna a imitarla.

L.R.Carrino e Sara Bilotti mentre intonano Parole, parole (Chiosso, Del Re, Ferrio)

Sara Bilotti
limita il curriculum allo stretto indispensabile. (Forse sottintende che un’immagine val più di mille parole, e chi sono io per smentirla?)
Nasce a Napoli nel 1971. Si diploma in danza classica e si dedica a studi linguistici e all’insegnamento. Nel 2012 pubblica la raccolta di racconti Nella Carne (Termidoro), una raccolta di racconti noir di assoluto rigore, dove Sara Bilotti è brava a prendere il lettore per la gola e stringere, stringere senza mai soffocarlo del tutto, fino ai fuochi di artificio dei tre racconti finali.
Nel 2015 il salto di categoria: con Einaudi Stile Libero pubblica i romanzi L’oltraggio, La colpa e Il perdono, una trilogia erotica dal sapore extra noir che l’ha innalzata alla notorietà nazionale.
Oggi Sara Bilotti ha in cantiere mille progetti. Ma alla domanda sul futuro prossimo risponde decisa: pubblicare i miei dodici romanzi neri senza doverci per forza infilare il sesso ogni dieci pagine.
Io l’attendo al varco, trepidante ma con la luce accesa. Non so voi.


Luigi Romolo Carrino L.R.Carrino
dichiara subito di preferire le iniziali perché la scrittura non è di genere, e mi adeguo subito. Gli piace la poesia, il teatro, e quando scrive preferisce generare – se ci riesco, aggiunge; ci riesce benissimo, affermano in coro i suoi lettori – bolle di significato. Poesia, teatro e narrativa: non si è fatto mancare niente. Il suo ultimo romanzo si intitola La buona legge di Mariasole (E/O), sequel del suo primo Acqua Storta (Meridiano Zero). Ha scritto canzoni, ha fatto lo speaker, una specie di cosa che somiglia all’attore teatrale, il pizzaiolo, l’imbianchino, il gestore di una sala scommesse, il tornitore, il marmista, l’ingegnere informatico, l’editor, il direttore di una collana di poesia e qualche volta il cameriere. Gli piacciono i neomelodici e ci ha fatto una guida della città, A Neopoli nisciuno è neo (Laterza), e non sopporta i soprusi. Gli piace la mozzarella di bufala e sul profilo facebook si definisce: scommettitore di destini.
Visto che la casa l’ho tinteggiata da poco, e che mia moglie fa delle pizze che lèvati, io lo preferisco come scrittore. Anche perché leggere un libro di L.R.Carrino – ogni libro di L.R.Carrino – è come ritrovare un amico. Un amico che ti racconta una storia con una lingua sua, solo sua, e che sa mettere pensieri veri e belli in bocca ai personaggi. E il piacere di leggerlo è quello di aprire un piccolo scrigno e sapere di trovare una sorpresa golosa raccolta con una carta che conosce solo lui.
La frase che lo rappresenta è presa da una canzone di Vecchioni, Canzone per Alda Merini: “perché basta anche un niente per esser felici, basta vivere come le cose che dici”.

A proposito, se venerdì 19 febbraio vi trovaste dalle parti di Francavilla al mare, non perdete l’occasione di incontrare L.R.Carrino e Massimo Torre che si confronteranno su legalità e lotta alle mafie al Museo Michetti in un incontro organizzato da Carla Porcaro e l’associazione LibraMente.

Ora gustatevi l’INTERtweetSTA a Sara Bilotti e L.R.Carrino. Ma dopo non dimenticate il BACKSTAGE, le parole dietro le parole!

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Signore e signori, potevamo offrirvi effetti speciali ma abbiamo di meglio. Abbiamo il BACKSTAGE!

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L’INTERtweetSTA: Alessandro Berselli & Gianluca Morozzi

Inesorabili e pop tornano le INTERtweetSTE, interviste a 140 caratteri che mettono sotto un torchio veloce scrittori e personaggi, sperando che la velocità e la sintesi ci rivelino qualcosa di più di quanto ci lasciano intendere nelle pagine dei loro libri.

(Soffri di eiaculatio precox? Conosci subito Alessandro Berselli e Gianluca Morozzi; oppure vai direttamente all’INTERtweetSTA).

Siam gli ultimi dei belli, sorridono, e non capisci se ti stiano prendendo o meno per i fondelli. Poi capisci che no, è un modus vivendi. O bibendi, a giudicare dalla foto. Quel che sia, ci troviamo di fronte a due scrittori che vanno per la maggiore. Piazza Maggiore, essendo entrambi bolognesi.

Berselli & Morozzi prima dell’ebbrezza dell’intervista a Libroguerriero

No, non stanno ridendo per la battutaccia, che peraltro non mi perdoneranno mai. Piuttosto, stanno ridendo all’annuncio di GLAM, la nuova collana di Pendragon curata dai nostri che a domanda rispondono: “Glam come navigazione controcorrente. Come scritture selvagge, pop, fuori dagli schemi. Giovani autori e scrittori affermati uniti in un collettivo itinerante on the road che ha nel suo manifesto programmatico una sola semplice regola. Non avere nessuna regola”.
Siccome non ci abbiamo capito nulla – e non ci ha capito nulla neanche il loro editore, che infatti ha dato loro carta bianca – li abbiamo sottoposti al fuoco di fila delle nostre tweet-domande per saperne di più. Ma prima, proviamo a capire chi sono.

Alessandro Berselli
di se stesso scrive: umorista, scrittore, docente di tecniche della narrazione, inizia la sua attività negli anni novanta, collaborando con le riviste Comix e L’apodittico e il sito di satira on line Giuda, e partecipando al Maurizio Costanzo show.
Dal 2003 inizia una carriera parallela come romanziere noir.
Oltre alle raccolte di racconti Storie d’amore di morte e di follia (Arpanet, 2005) e Anni zero (Arpanet), nella sua bibliografia troviamo i romanzi Io non sono come voi (Pendragon), Cattivo (Perdisa Pop), Non fare la cosa giusta (Perdisa Pop) e Il metodo Crudele (Pendragon), che sancisce il suo ritorno all’umorismo caustico e corrosivo degli esordi.
Dell’ultima sua opera, Anche le scimmie cadono dagli alberi (Piemme Open), Maurizio De Giovanni ha scritto: “La scrittura folle e selvatica di uno dei pochi visionari e originali autori nel flaccido panorama della letteratura contemporanea”. Io mi permetto di aggiungere che è un libro divertente e coraggioso. Divertente perché è oggettivamente divertente. Coraggioso perché dicono che i libri umoristici – davvero ho detto umoristici? – non vendono se non firmati dai comici della tivvù. Anche le scimmie cadono dagli alberi trasuda umorismo raffinato, un’ironia di quella che oggi non usa più, sapida e di gran classe. Sotto la veste di pensieri sparsi Berselli ha scritto una storia coerente e disciplinata. Credo di immaginare quanti deviazioni mentali avrà dovuto – e voluto, questo è il punto – tralasciare.
In questi giorni Alessandro sta preannunciando Kamasutra Kevin. Nessuno sa se sarà un manuale di sesso tantrico oppure un romanzo stilnovistico. Ma pare che non lo sappia neanche lui.

Gianluca Morozzi
è uno di quegli autori che cominci a invidiare da subito: scrive tanto, scrive bene, ma soprattutto sa come si tiene un bicchiere in mano.
La sua biografia – in realtà esistono ben due biografie: L’era del Moroz (Zikkurat), a firma di Carmine Brancaccio, e un’autobiografia stampata in soli 333 esemplari, L’età dell’oro. La mia vita raccontata a Paz (Italica Edizioni) – è talmente densa di episodi e pubblicazioni che lo stesso Morozzi si confonde e racconta di essere figlio di Beppe Savoldi, il nostro beniamino Mister Miliardo, a cui dedica Le avventure di zio Savoldi (Fernandel) con il quale dà un calcio al pallone arancione e alla genealogia.
Sia quel che sia, il Morozzi dribbla l’universo mondo e legge libri e fumetti e vede film e ascolta musica e suona e fa il nerd e insegna a scrivere e infine scrive scrive scrive e quest’anno scodella Lo specchio nero (Guanda), un doppio delitto della camera chiusa che vi sorprenderà per l’accurata impalcatura ma che conserva tutto lo spirito cattivo dello scrittore di razza. Morozzi ha voluto scrivere un giallo classico (però dalla soluzione innovativa, giudicate voi) ma con una voce molto noir e ironica, quella che l’ha imposto come una delle più originali del panorama letterario italiano.

Gustatevi allora l’INTERtweetSTA ad Alessandro Berselli e Gianluca Morozzi, i Blues Writers della letteratura italiana. Ma in missione per conto di chi?

Berselli & Morozzi durante la presentazione di GLAM

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L’INTERtweetSTA: Alessandra Gaggioli & Federica Gnomo

Tornano le INTERtweetSTE, interviste a 140 caratteri che mettono sotto un torchio veloce scrittori e personaggi, sperando che la velocità e la sintesi ci rivelino qualcosa di più di quanto ci lasciano intendere nelle pagine dei loro libri. Ma oggi c’è un fatto nuovo.

(Non ti interessa il fatto nuovo? Conosci subito Alessandra Gaggioli e Federica Gnomo; oppure vai direttamente all’INTERtweetSTA).

Il fatto nuovo è che non ci troviamo di fronte a due scrittrici, e nemmeno a una scrittura a due mani, come Laura Costantini e Loredana Falcone.  Qui c’è ben altro: una scrittura gemella, una scrittura per due. Solo che l’altro gemello è inesistente. Federica Gnomo, per intenderci, è l’alter ego di Alessandra Gaggioli. Alter ego, ma qualcosa di più. Ne è, diciamo, una versione più pratica e sexy. Un cylone de noantri. Un salto in avanti nei territori inesplorati dell’avventura. Una voglia di scorrazzare nei campi minati che Alessandra, con grande saggezza, non desidera frequentare. Almeno quando è sveglia.

Alessandra e Federica in una delle rare foto insieme (e difatti non lo sono)

Prima di addentrarci nelle rispettive biografie – sono talmente pazze da avere davvero due biografie diverse – sento l’urgenza di dichiarare al mondo quanto queste signore (massì, parliamo al plurale e buonanotte) siano di una generosità senza pari. Il loro blog , Gnomosopralerighe, ospita recensioni di libri della cosiddetta editoria minore, oppure interviste a scrittori in cucina (come l’altra nostra ospite, Angie Cafiero) e a letto. Insomma, non si risparmiano e diffondono cultura con una leggerezza e una determinazione gnomici. E un sorriso sempre aperto.

Alessandra Gaggioli
nasce a Viterbo e si laurea con lode in Architettura e Restauro a Firenze. Asseconda poi la sua natura gemina collezionando esperienze di lavoro e impegno sociale: architetto, direttore d’azienda tessile, direttore di piccola casa editrice, presidente provinciale Fismo (Federazione Italiana Moda) e tenente della Croce Rossa Italiana. È sposata con un marito molto impegnato e mamma di Dorotea De Spirito, una figlia anch’essa molto impegnata in quanto scrittrice di successo. Vive in campagna con due cani, Lilly e Bebolino, e prova a fare l’orto quando ha voglia. Ama leggere da sempre, soprattutto romanzi classici e storici, ma anche autori contemporanei di altre culture e storie. In genere scrive storie d’amore che affrontano temi difficili con semplicità e talvolta ironia. Ama cucinare, come pure prendersi cura degli altri.
Per tre anni è stata redattrice della rubrica cucina del magazine on line Lovvy.it. Tra il 2010 e il 2015 ha pubblicato vari racconti su importanti antologie come Rosso da camera (Perrone Editore), Il Rosso e il Nero (Diamond Edizioni), Cronache dalla fine del mondo (Historica Edizioni), solo per citarne alcune. I romanzi che ha scritto sono arrivati sempre tra i semifinalisti del torneo letterario IOScrittore di Gems. Nel maggio 2015 ha pubblicato il romanzo rosa/fantascienza Darkside (Amarganta Edizioni). Nel 2016 uscirà un romanzo storico m/m molto passionale e romantico per Triskell Edizioni. (Se come me non sapete cosa sia la letteratura m/m non preoccupatevi e leggete qui).
Spera di non fermarsi – e lo speriamo anche noi – almeno fino a che riuscirà a tenere a bada la gemella Federica. Insomma, una donna da sposare.

Chi, tra Alessandra e Federica, sarà lo Yin e chi lo Yang?

Federica Gnomo
nasce nel 2010, anno del primo torneo letterario IOScrittore di Gems, parto della mente dissociata di una mamma scrittrice di figlia scrittrice che non voleva che diventasse scrittrice (tornate indietro e rileggete l’ultimo passo al ritmo di Alla fiera dell’est). Volendo quindi conservare l’anonimato, decide di entrare dalla porta secondaria dandosi un cognome che è il nome dell’ingresso secondario dell’università frequentata dalla figlia: Gnomo. (Io mi sono perso in un labirinto primario, ma voi andate avanti).
Gnomo di nome e di fatto, comunque. Infatti, oltre a essere piccoletta, l’autrice porta fortuna a chi la frequenta e malissimo a chi la evita. Di recente la Gnomo ha aggiunto Twins al cognome per vanità esterofila, in omaggio alla fissazione con i gemelli, di cui ha sempre scritto, e per rispetto alla gemella seria Alessandra, che di fatto esiste e cerca ogni tanto di liberarsi della sorella ingombrante ma non ci riesce. Nel suo blog Gnomosopralerighe pubblica racconti, ricette, recensioni di libri, impressioni di lettura ed esperienze editoriali. Promuove scrittori con interviste culinarie/letterarie molto seguite. Federica Gnomo Twins è autrice di molti racconti, spesso m/m o erotici, usciti con case editrici di larghe vedute (Delos Books, La mela avvelenata, Butterfly, Watson e tante altre).
Il suo primo romanzo pubblicato è stato un caso editoriale (nel senso che lo ha scritto di getto e per caso). Inferocita per il diverso trattamento che subiscono le donne adulte, rispetto agli uomini, quando si innamorano di ragazzi più giovani, ha mandato alle stampe Il ragazzo alla pari (Gremese), una commedia rosa in cui la protagonista si prende in giro vivendo le ansie di un rapporto considerato sconveniente.
Federica – ahinoi scrive lei, meno male aggiungo io – ha intenzione di continuare a scrivere, almeno fino a che sua sorella Alessandra le permetterà di farlo. Quando smetterà, per compensazione, mangerà a dismisura. Insomma, una donna da leggere e mangiare.

Gustatevi quindi la prelibata INTERtweetSTA a Alessandra Gaggioli e Federica Gnomo.

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