Cronaca di una sfiga annunciata

 

Quando cominciai a carezzare l’idea di presentare Sirena a Milano vedevo già scorrere le prime immagini di Mission Impossible. I problemi erano fondamentalmente due: chi lo avrebbe potuto presentare e, soprattutto, dove.
Avevo solo una necessità imprescindibile, il locale doveva essere al centro di Milano. Ma non un centro qualsiasi, il centro centro. Dalle parti della Scala, per intenderci. Ci ho messo mesi: le librerie facevano orecchi da mercante e i locali lì intorno chiedono cifre impossibili. Alla fine, complice la collaborazione di un amico, tutto si è incastrato per il meglio. C’era il locale, un relatore, un letto. Mancavano solo gli ospiti, ma la macchina degli inviti stava già lavorando a pieno ritmo.
Peccato che a pochi giorni dalla data un relatore alla volta mi abbiano comunicato il loro forfait e anche l’amico che mi avrebbe dovuto ospitare sarebbe stato impossibilitato a farlo. E poi c’erano alcune difficoltà per l’editore a vendere i libri. Insomma, nel mio piccolo, la catastrofe.

Però ci sono gli amici. E gli amici degli amici. Quelli che chiamano all’ultimo momento e pescano dal mazzo un relatore, anzi, una straordinaria relatrice. Quelli che ti ospitano e poi vogliono sapere quando il treno è arrivato, così non stanno preoccupati. E poi quelli che vengono alla presentazione, ti abbracciano e la paura e il panico possono solo squagliarsi e lasciarti andare. Quelli che invitano altri amici interessati, quelli che ti fanno mille domande e ancora mille. Quelli che ti carezzano con lo sguardo e brindano col sorriso leggero. Quelli che ci sono sempre, anche se non vi sentite mai. Quelli che la vita ti mette sul ciglio della strada ed è una gioia portarli a bordo. Quelli lì, insomma, il pane e il companatico, l’insalata e il condimento, il bruco e la mela.

Eccoli in tutto il loro splendore, e se vi sembrano meravigliosi è perché lo sono.

Per non parlare di chi mi è stato vicino sul palco.

Marco Morganti
Marco Ratti
Antonella Zanca e Aldo Putignano
Adriana Pepe

Senza retorica, e il cuore pieno, grazie Milano. Mi hai mostrato il tuo grande coeur in man, ma non avevo dubbi.

(Tutte le altre foto di Una Sirena a Milano le trovate qui.)

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#unasirenaamilano

Dice: usiamo l’hashtag e facciamo girare l’evento.
Dico: io mi accontenterei di segnalarlo una volta e chi vuole venire viene.
Dice: vabbè, ma se non diamo una spinta nessuno lo viene a sapere.
Dico: più che una spinta io sarei per una tuppetiata, un tocco lieve di indice sulla spalla, un suggerimento sottovoce…
Dice: bravo,qui tutti urlano e così non ti sente nessuno.
Dico: ma non potrebbero leggersi il libro e facciamo pari e patta?
Dice: no.
Dico: e allora?
Dice: allora usiamo l’hashtag.
Dico: hai la voce roca, vuoi un’aspirina?
Dice: che?
Dico: paracetamolo.
Dice: vabbè, ho capito, sei un dinosauro.
Dico: sì, ma un dinosauro gentile.
Dice: ecco, bravo, così ti estinguerai sussurrando Oh my God!
Dico: dopo il tè delle cinque, mi raccomando.
Dice: sì, sì, trova un hashtag e fallo girare.
Dico: ho un chihuahua tra le mani, va bene lo stesso?
Dice: assolutamente no.
Dico: sterilizzato e chippato.
Dice: no.
Dico: dove lo trovo un hashtag, al canile?
Dice: no, a casa di tua sorella.
Dico: quale, la grande o…
Dice: facciamo una cosa, te lo do io, l’hashtag, basta che la finiamo qui.
Dico: vabbè, ma non è il caso…
Dice: #unasirenaamilano

Dico: che?
Dice: #unasirenaamilano
Dico: che roba è?
Dice: l’hashtag di tua sorella la grande, buonanotte.
Dico: #unasirenaamilano, hashtag, mia sorella, buonanotte. Questi markettari non stanno bene. Hashtag… pare il catarro di Barry White. Bah.

#unasirenaamilano fai girare

Esiste una scala del panico?

 photo DEFCON_forweb_1.jpg

Io ora sono su quel ponte. Ho voluto fortissimamente portare la mia Sirena a Milano, la città da cui tutto ha inizio, per farla conoscere ai colleghi, agli amici. Ho voluto la bicicletta e ora devo pedalare, controvento, alle spalle il vento dell’emozione bella e davanti il muro della paura di cadere.

M’è venuto di scrivere un romanzo, una guida ai luoghi comuni di una città fuori dal comune. Si parla di Napoli con umorismo e passione ma, come spesso accade, si parla di noi, della nostra vita, di com’è e come vorremmo che fosse. E ora la porto a Milano. Porto con me Claudio Graziani, il protagonista, che per trent’anni ha vissuto lì. E Nino e Ninetta, Flora, Galeazzo della Pirchipetola e tutti gli altri. Sono più di cento e non vedono l’ora di conoscere chi ha sopportato Claudio Graziani per tutti questi anni.

Per questo ho bisogno di voi, amici milanesi. Per questo ho bisogno che invitiate altri colleghi e amici e che veniate alla festa. Per questo ho bisogno di tutto il vostro cuore, per sedare il mio e riportarlo a pulsazioni normali. Niente paura, per ora sono solo a DEFCON 1, ma il 30 settembre è pericolosamente vicino.

Quindi vi aspetto, tutti. A Napoli si dice: cchiù ne simmo, cchiù belli parimmo. Non sto a tradurre, è un invito alla festa e alla bellezza dello stare insieme. Che poi, in fondo, è il sapore della stessa vita.

A mercoledì 30, ore 17, a due passi dalla Scala (largo Belotti anglo via Clerici), nel salone di Banca Prossima.

Aurelio

 

Qui c’è l’evento facebook, e se cliccate su “partecipo” ci divertiamo di più
https://www.facebook.com/events/1491221377855698/

 

Qui potete farvi un’idea del romanzo
http://www.liberarti.com/schede.cfm?id=4182&sirena_viaggio_umoristico_nel_ventre_di_napoli

 

Qui… beh, se proprio non potete aspettare
http://www.amazon.it/Sirena-Viaggio-umoristico-ventre-Napoli/dp/8897905587/

Napoli si racconta

Raccontare Napoli. Un’impresa titanica, da far tremare le ginocchia, la mascella e gli accessori tutti. Poi che c’entro io che sono cafone di provincia e mi sono inventato un quartiere.
Raccontare Napoli. Una cosa facile, due parole su mandolini, pizza fritta e putipù, e te la cavi. Una mezza parola sulla camorra e soprattutto tante risate. Ma chi ci crede?
Raccontare Napoli. La città che brucia, ogni giorno un falò di monnezza e vanità. Un mito che si ricrea ogni giorno dalle sue ceneri, la bella addormentata scippata sull’R2. Ma pure canto, teatro e letteratura nuovi, sguardi critici e mai banali.
Raccontare Napoli e amare Napoli odiandola ogni giorno, maledicendo il pressappochismo, il vulimmece bene, lo sgambetto quotidiano, il fatte ‘e cazze tuoie, tutte quante avimma campà.
Raccontare Napoli e desiderare la normalità, uno scambio culturale con Berna senza passare per Chiasso e soprattutto per Casino.
Raccontare Napoli, e meno male che c’erano Pino Imperatore e Antonio Menna a tenere alta la bandiera, troppo occupato io a fare ciao ciao con la manina.
Raccontare Napoli a Francavilla al mare, una cittadina deliziosa che ci ha accolti con un affetto d’altri tempi, quando si andava più piano e l’ospite non puzzava dopo tre minuti. Con un sindaco davvero in bicicletta, un ex consigliere regionale che ti stringe la mano senza il classico “lei non sa chi sono io” e per saperlo abbiamo dovuto scomodare il Mossad (abbiamo provato con i servizi segreti italiani ma la Sip ha risposto: “L’utente chiamato ha cambiato acronimo…”). Con persone vere e sorridenti. Una Libreria Mondadori Francavilla deliziosa. Un lungomare infestato dalle biciclette e un tramonto all’incontrario.
Raccontare Napoli grazie a Marco Proietti Mancini che ha dimostrato una volta ancora la bellezza dell’integrità (che avevate capito…) e Carla Porcaro, amica nuova e garibaldina, che hanno organizzato, dal niente, un magnifico omaggio a una città che non ha ancora imparato ad essere, responsabilmente, ‘O paese d’ ‘o sole.