La cura ai tempi della sicumera

Circumvesuviana, Napoli.

Uomo Spiritoso a Uomo Intabarrato che tossisce: che è, coronavirus?
UI: tsk (*)! broncopatia da inquinamento.
US: te l’hanno diagnosticata?
UI: ME LA SONO DIAGNOSTICATA IO.

(*) suono napoletano pronunciato a bocca chiusa che indica un no stitico ma senza appello

Circumvesuviana, interno giorno

Circumvesuviana, interno giorno. Treno fermo a Ercolano al terzo binario, in attesa che il Campania Express per i turisti arrivi, sbarchi e ci sopravanzi. Fa caldo, nel treno fermo. Quando corre, il vento agita le molecole di sudore e le fa fesse, ma quand’è fermo è l’anticamera dell’inferno. Mi guardo intorno e vedo fantasmi sudati che ghignano infelici; tra un ghigno e un ululare di catene mi immagino nel vagone piombato di Cassandra Crossing, quindi mi alzo risoluto ed esco a prendere aria. Non l’avessi mai fatto: l’aria che ristagna più in alto del metro e settanta ha uno scarto termico di almeno tre gradi e fuori c’è Bafometto che vende ghiaccioli al Trinidad Moruga Scorpion, il peperoncino più piccante al mondo. Rientro sconfortato, mentre il Campania Express arriva e fa i suoi comodi. Decido di non sedermi sui sedili grigliati e resto in piedi, mentre una signora mi guarda. Sarà stato il caldo oppure il calo glicemico, ma non riesco a descrivervi lo sguardo. La mia coetanea mi guarda fisso per un tempo indefinito, non saprei se per la mia bellezza o per un collasso incipiente, anche se una paresi facciale mi pare l’ipotesi più probabile. Io resto fermo di sguincio, come se il fatto non sia il mio, attento a non incrociare quello sguardo di fuoco (fa troppo caldo, capisci a me).
La signora parla con un compagno di sedile e commenta, senza staccarmi gli occhi di dosso: “Io non capisco perché voi uomini dovete soffrire. Guarda a chillo co ‘e llente (che sarei io), ma nun se more ‘e cavero? Cu chella giacca, po’… ca sicondo me è pure pesante…“.
Ecco, mi mancava solo il pubblico ludibrio per finire in gloria la giornata. Me ne torno a casa con la coda tra le gambe (il che aumenta in maniera proporzionale la temperatura corporea nelle parti basse) e penso con nostalgia ai tempi in cui tutti gli uomini indossavano la giacca e tutte le donne li perculavano sottovoce, con quel rispetto di facciata che era solo – finalmente l’abbiamo capito – attenzione a che non ci facessimo troppo male.

Qui è il comandate Esposito che vi parla

Qui è il comandate Esposito che vi parla. Siamo partiti in orario da Poggiomarino, abbiamo eluso i controlli per cui il treno risulta soppresso, stiamo sorvolando Barra e arriveremo a Napoli Porta Nolana in tempo per il ritardo previsto. La musica che vi sta schiattando le recchie è gentilmente offerta dal mio cellulare e dal microfono distrattamente lasciato aperto.
Enjoy your trip, travel Circumvesuviana!

Prega per me

C’è un omone, seduto di lato, con una camicia bianca di lino sblusata e al collo un marsupio uno e trino di un verde brillante. Sotto indossa pantaloni pigiama bianchi con sopra calzoncini da tuta blu con un marchietto rosso in basso. Sembra pronto per una gara, con sé stesso o con la vita. È calvo, e come tanti compensa con una bella barba che sporge sulla piccola collana di argento che gioca a nascondino nel petto villoso. falso PaganiniScarpe marron ai piedi, reclama l’attenzione di tutti e implora: prega per me, pregherò per te. Prega per me, pregherò per te. Prega per me, pregherò per te. E se sei distratto chiede a qualcuno di farti girare per dirti: prega per me, pregherò per te.
Nel frattempo un violinista rom svisa su una base pop, mentre un vecchio scende al volo tappandosi le orecchie.

Circumvesumanità, appunti

Circumvesuviana

Quarant’anni con la faccia a cinese, occhiaie profonde, capelli brizzolati tenuti alti da un paio di Lozza color rame brunito. Camicia hawaiana a fiori grandi rosa sotto un giubbino in pelle nera con zip bianche. Anche i pantaloni inneggiano al bianco, pallido, così come le scarpe da ginnastica alte e demodé. La pesante catena al collo a doppio giro con anellone non gli pesa sul collo dritto, né la borchia alla old West, enorme, sulla cintura marron. È seduto, tra le gambe una busta gialla da boutique, la mano a reggere un mento pensoso, quasi a grattare i pensieri che affiorano dalla barba aspra della sera. Dalla busta caccia un plico di fogli A4 spillati, un copione? È attore o regista? No, scrittore. Prende appunti, anche lui come me, e forse proprio su di me. Mi fermo improvvisamente, ho un cannocchiale puntato sulla mia galassia e faccio ciao ciao con la manina. Poi torno a leggere gli altri viaggiatori della sera.