Chi scopa il primo dell’anno scopa tutto l’anno?

Brindisi in bicchieri di plasticaIo lo so. Io vi vedo. Voi, maschi boomers al brindisi dell’ultimo dell’anno, in ufficio, con un prosecco da due euro e i bicchieri di plastica. E pure voi millennials, maschi nativi digitali che traete intime soddisfazioni su YouPorn invece che al cinema Splendor. Vi vedo tutti. A ridacchiare, a darvi di gomito e augurare: chi scopa il primo dell’anno, scopa tutto l’anno! Youpi! E giù risatine.
Lasciatevelo dire, non è bello. Non è elegante, innanzitutto, pensate a come vi guardano le signore che stanno brindando con voi, a come quella frase vi abbia chiuso tutte le saracinesche per l’eternità.
Poi, non è bello in sé. Voi vi pensate che sì, che è una sfaccimmata, ma io vi dico: meglio la castità. Io lo so. Io l’ho vissuto sulla mia pelle.
Tutto cominciò la sera del 31, dopo l’ennesimo brindisi con lo spumantiello di zio Bacco, quello con le bollicine più dense dell’Anitra WC, che quando scendono tirano giù pure le tonsille di cui ti liberi solo dopo una settimana assieme alle lenticchie e al cotechino. Ma non divaghiamo.
Tutto cominciò la sera del 31, dopo l’ennesimo palo. Avevo provato a ubriacare, nell’ordine: la collega superfiga; la collega figa così così; la collega menchefiga. Niente. Neppure la signora delle pulizie apprezzò l’offerta. Anzi, mi tirò appresso tutti i bicchieri di plastica assieme al tubo contenitore. Assai rigido, in verità.
Insomma, la stessa scena di ogni fine d’anno, un loop temporale che Christopher Nolan ha poi brevettato e riprodotto tale e quale in Tenet, facendo un sacco di soldi (e collezionando una spropositata serie di fighe, ça va sans dire).
Il giorno successivo, esattamente un anno fa, mi alzai con un mal di testa con i fiocchi e una vaga sensazione di tonsille nello stomaco, il solito. Scesi a fare colazione al bar all’angolo, e tutto cominciò. Ero al bancone, sguardo sul cellulare a spulciare cazzate, quando la barista sussurrò: «Caffè, tè, mè?»
Alzai lo sguardo pensando di trovare una cinquantenne cinefila e amante di Una donna in carriera, filmone dell’88 con Melanie Griffith. Invece no. Era una trentenne dell’88, cinofila e amante di Un vecchio in corriera, filmaccio di Melampo Griffi, autore misconosciuto ai più e apprezzato dai meno.
Ci intendemmo subito.
Io sollevai l’indice per indicare: un caffè.
Lei piegò le dita della mano destra e cominciò a stantuffare con il braccio per dire: te lo faccio forte.
Io annuii col capo per dire: mi sta bene.
Lei alzò pollice, indice e medio della mano sinistra per intendere: ti faccio un caffè con le 3 C: Comme Cazze Coce.
Io le feci l’occhiolino, ma solo per colpa di un moscerino di passaggio.
Il dopo, fu un attimo. Ovviamente non avevo capito nulla, e mi ritrovai trascinato da ella nel retrobottega, dove consumai un amplesso da 3 C: Comme Coce, Cazze! Ma a correre non fui io, né ella che mi strinse con vigore inusitato. A correre fu il suo golden retriever che prese possesso del mio virginale corpo ignudo. Fu il mio primo ménage à trois. Ne uscii confuso, incapace di valutare appieno tutte le sensazioni e aspettative, ma in testa avevo un solo pensiero: l’ho fatto il primo dell’anno, ora non mi ferma nessuno! E nessuno mi fermò.
Andai a letto con la qualunque. All’inizio fu fantastico, non posso negarlo: la signora matura del piano di sopra, la giovane bigliettaia del treno, la vigilessa dal frustino facile. Nessuno poteva fermarmi, ne collezionavo una al giorno. In verità, a essere proprio sinceri, erano loro a collezionare me. Voglio dire, non ero io a conquistarle ma loro a prendere me. E da qualunque parte la vogliate vedere, non è la stessa cosa. Ma non mi lamentavo, tenevo duro e compivo il mio dovere. Covavo un sentimento quasi mistico, avevo una missione da compiere.
Il problema nacque però col garagista. Avevo già notato che gli uomini avevano cominciato a fissarmi con una certa cupidigia. Niente di male, figuratevi, ho tanti amici gay e possono fare quello che vogliono. La cosa mi metteva un pelino d’ansia, a dirla tutta, ma riuscivo a gestirla. Scappavo a gambe levate, praticamente. Ma il garagista aveva un vantaggio, aveva in ostaggio la mia auto. Io non potevo fare a meno di usarla per andare nel laboratorio dove lavoravo, e ogni giorno entravo nel garage come un topo si infila in una trappola. Cominciai allora a usare tutte le tattiche descritte ne L’arte della guerriglia di Tzo Zzò, signore di tutte le fughe e padre di tutte le ritirate. Ma il garagista aveva letto L’arte della pazienza di Tza Zzà – autrice prematuramente scomparsa alla quale il marito dedicò la commovente canzone Addò sta Tza Zzà – e riusciva a prevedere ogni mia mossa. Viravo a destra, e lui zac! Mi infilavo a sinistra, e lui zac! Mi camuffavo con barba e baffi finti, e lui zac! È inutile scendere nei dettagli di ogni zac! Sappiate, però, che cominciai ad apprezzare le sue attenzioni, anche se continuavo a scappare, un po’ per celia e un po’ per non morir.
Insomma, non voglio tirarla per le lunghe, ma come da auspicio di inizio d’anno ho scopato ogni giorno. Ce l’ho fatta, ho realizzato il mio sogno. E allora, perché non sono felice? Che vi devo dire, in un anno sono dimagrito di una ventina di chili e ho le guance più scavate di Eduardo in Natale in casa Cupiello. Vedo avvicinarsi donne e uomini e animali e fiori (sì, godo di una tracimante pansessualità) con un certo ribrezzo sul volto eppure irresistibilmente attratti da me. O, per meglio dire, calamitati da una irresistibile voglia di accoppiamento come ricci a primavera.
Insomma, non è bello. Non è così bello. E quindi ho deciso. Mi pentirò, pagherò, espierò. Mi sono chiuso nel laboratorio, ho liberato tutte le cavie (non per improvviso spirito animalistico, ma per evitare ripetitivi amplessi di gruppo) e ho chiuso la porta a doppia mandata. Perché non scopando questo primo dell’anno non dovrei scopare per tutto l’anno, no? E finalmente tornerò a brindare con lo spumantiello di zio Bacco nei bicchieri di plastica, e tutto tornerà come prima. Torneremo a tirarci di gomito brindando alle ragazze che mai avemmo, e i loro sorrisi saranno così belli da ubriacarci di vita ed ebbri vagheremo per il mondo  cercando la Titina.
Ok, tra un po’ sarà mezzanotte, e se i miei calcoli sono giusti potrò uscire senza tema di scopata. Nel frattempo, che dire. Buon anno a tutti. Ai maschi boomers, ai millennials e alla Generazione Z, che il diavolo mi porti se so cos’è. E a voi ragazze di ogni tempo e generazione, auguro di essere libere. Dai pregiudizi, dalle consuetudini peste, dalle pressioni. Che siate libere da noi.  Dalle nostre risatine, dai nostri bicchieri di plastica e, soprattutto, dallo spumantiello di zio Bacco.

Io, per il duemilaventi

Occhiali rosa
io per il duemilaventi
dico zero scoramenti
o lai e lamenti
ma buoni intedimenti
con tanti snellimenti
senza sbattimenti
e quel po’ di proventi
per non essere scontenti
magari sbalordimenti
sorprese e passioni ardenti
nuovi sperimenti
forza e cimenti
agli amici artisti i riconoscimenti
e i giusti pagamenti
e a chi ci dà tormenti
auguro rodimenti
e a chi finora ha letto ’sti componimenti
auguro quel che v’accontenti
e silenziosi turbamenti
ché la felicità non s’urla ai quattro venti
ma al cuor si stringe stando attenti
che cresca forte e non s’annienti
infin gli occhiali con rosa pigmenti
per guardar gli eventi
col giusto schermo anti-avvilimenti

Un Capodanno di fuoco

Un_Capodanno_di_fuoco.jpg photo Un-Capodanno-di-fuoco_2.jpgIeri un’amica mi ha augurato un Capodanno infuocato, ma devo averla presa troppo sul serio. Sono stato un’ora buona, insieme ad altri quattro fessi, a spegnere un piccolo fuoco divampato su un cassonetto sotto casa dei miei. Sembravo Grisù, il draghetto pompiere. Solo che non dirigevo il getto impetuoso di una pompa, ma il fiotto farlocco di un secchio malconcio.

Tutto sommato, però, è stata un’esperienza: ho imparato a non spruzzare acqua sottovento, per esempio, o a evitare i suffumigi col fumo della monnezza bruciata, a meno che non voglia intraprendere il sentiero di Michael Jackson al contrario.

Ho poi imparato che di fronte all’emergenza ci sono diversi tipi di reazione:
– i ragazzini/ragazzine che continuano a telefonare al ragazzo/ragazza a due passi dall’incendio a mo’ di telecronaca di Enzo Miccio;
– quelli che devono buttare la monnezza e la sistemano a due passi dal rogo, il giusto per non aumentare il combustibile, e se ne vanno;
– gli affacciati al balcone, novelli Nerone, che si godono lo spettacolo;
– i commentatori di professione: cos’ ’e pazze! cos’ ’e pazze!
– gli umarell che dànno consigli su dove buttare l’acqua;
– gli umarell che dànno consigli su dove NON buttare l’acqua;
– gli allarmati che gridano: chiamate i pompieri! chiamate i pompieri!
– i risoluti che chiamano i pompieri;
– i pompieri che rispondono di non essere sicuri di poter intervenire perché sai quanti incendi ci sono a Capodanno;
– gli amici dei risoluti con il compito di avvisare tutti che hanno chiamato i pompieri che non arriveranno;
– i cinque fessi che buttano l’acqua sul fuoco con i secchi, un po’ impauriti – attenzione al vetro che scoppia! (vero, scoppia un casino) –, ma che gonfi di adrenalina si sentono eroi per una notte e digeriscono d’incanto tutto il cenone di Capodanno senza la mano santa della citrosodina granulare;
– l’ommo che prende l’estintore dal garage vicino e spegne l’incendio;
– l’altro ommo che prende una pompa e si trasforma in un coreografico draghetto Grisù.

Così l’incendio si spegne e fuma, circondato dagli ultimi arrivati che nicchiano con la testa come i cagnolini nei lunotti di una volta e indicano dove le fiamme si starebbero rinnovando, suggeriscono di chiamare i pompieri e se ne vanno a casa sereni, consapevoli di essere stati determinanti nella risoluzione di una crisi internazionale.

E infine si va a letto, incazzati e affumicati, ma in fondo felici per aver fatto la cosa giusta, seppur minima e tutto sommato poco influente.
Però mi raccomando, voi lo sapete che prendo tutto sul serio, perciò per l’anno prossimo auguratemi solo amore e serenità. Ah, dite che non vanno d’accordo?

I Visitors e l’inibitore di pompa protonica

Farmacia-Visitors

C’è una farmacia, su via Toledo, in mano ai Visitors. Sono tutti bellini bellini bellini, magri, occhi azzurri, di bell’aspetto. Anche di più, diciamo, essi sono piuttosto sexy: c’è la mora ai belletti col naso affilato e due occhi ai raggi X; c’è anche la bionda (i Visitors sono astuti, si replicano per tutti i gusti), ai farmaci, dall’aspetto morigerato e i capelli carrè; infine c’è lui, il farmacista, un Clark Kent efebico e bassino.
Sono fatti benissimo, cuciti a mano e curati in tutti i dettagli, non ti accorgi che non sono umani. Un difetto, a cercarlo, è che sono troppo perfetti.

Prendiamo il Clark Kent de noantri, per esempio. Entro, nemmeno il tempo di avvicinarmi e mi accoglie con un sorriso. (Che vuoi, perché sorridi?, non mi piaci). Chiedo un gastroprotettore, perché dovrei prendere una pillola ad alto potenziale di scavo, utilizzata in tempi recenti in Puglia per i saggi sulla TAP. Esso non partecipa al mio prossimo dolore, anzi, sorride. E mentre sorride mi elenca tre tipi di gastroprotettori che potrei assumere, non capendo di essersi tradito: si sa, gli umani maschi non sono multitasking. Sia quel che sia, dice che potrei prendere un gastroprotettore che dà una prima mano di gesso sulle pareti dello stomaco e poi una seconda mano di pittura gastrorepellente, e mentre spiega mi porge il pantone dei colori tra cui scegliere (ancora multitasking, il fessacchiotto!): rosso sangue rappreso, rosso fiotto arterioso, blu noblesse oblige. Il secondo gastroprotettore, invece, usa la collaudata tecnica “terra dei fuochi”: seppellisce i postumi della vigilia, di Natale e Santo Stefano sotto una colata di cemento armato spessa 50cm a prova di bomba. Il terzo, conclude, inibisce la pompa protonica.

L’informazione cala sotto un silenzio glaciale. L’infame sorride. Mi vuole inibire la pompa protonica e sorride. Non sa con chi ha a che fare, a me la pompa protonica non la inibisce nessuno. Perché io sono un duro (e anche perché non so assolutamente cosa e dove sia, certo). Ma sempre una pompa è, e nessun dannato Visitors me la può inibire. Non lo consento nemmeno a mia madre, che il Signore la sopporti e abbia in gloria.

Il Visitors continua a sorridere e sorrido anch’io. Mentre mi giro verso la mia collega Ermione e le faccio l’occhiolino. Mentre scarto di lato e tiro fuori dalla cartella il tagliacarte d’ordinanza. Mentre lo piazzo nella pancia del Visitors che si toglie gli occhiali e urla un comando alle due farmaciste che ci bersagliano a colpi di ombretti, pennelli da trucco, flaconi giganti di Gaviscon. Uso la cartella come scudo e mi avvino alla mora, attento a non farmi tagliare dal naso affilato che mena fendenti degni di Valentina Pezzali. Ermione, nel frattempo, bersaglia con foga il farmacista con le ultime novità sui coniugi Ferragnez tratte da Instagram. Esso vacilla, sul quarto pianeta della stella Sirio quando sentono la parola Influencer si mettono il termometro, non i tappi nelle orecchie. La mora riesce a infilzarmi il naso nel braccio destro e fa un male cane, mentre la bionda si toglie il tupè e ce lo lancia addosso. Vedo arrivare i carrè acuminati e sento che stiamo per soccombere. Cosa pensavamo di fare, due bancari contro tre Visitors, vendergli una polizza unit linked?

Stringo la mano a Ermione che continua la sua lotta a colpi di gossip e attendo serenamente la fine, mentre lo sghignazzo metallico del farmacista Visitors spegne ogni residua resistenza. Non tanto serenamente, a dire il vero, il bruciore allo stomaco mi sta mangiando da dentro e mi toglie ogni aplomb. Anzi, supera ogni aplomb e sale dal profondo un uragano impetuoso che cerco di frenare ma, anche qui, ogni resistenza è inutile. Arriva inesorabile in tutta la sua potenza e il suo clangore, finalmente mi libero e piove. Piove sugli astanti, sui nostri vestimenti pesanti, e soprattutto sui Visitors che al contatto dei reflussi postnatalizi si sfaldano e rivelano le loro carcasse salmastre e arse.

Mi guardo intorno esterrefatto, Ermione mi sorride e nel silezio da fallout si sente solo lo sfrigolio dei Visitors abbattuti dai cenoni dei Natali passati: insalata di rinforzo 1 – Visitors 0. Pare di sentire anche l’urlo “The Champions, parapappappà!”, ma deve essere un’allucinazione.
Usciamo su via Toledo assorta nel quotidiano tramestio, nessuno si è accorto di nulla e forse è meglio così.
– Incredibile, sono arrivati i Visitors a Napoli – dico.
– Non è incredibile – dice Ermione – sono da sempre in mezzo a noi e ci osservano.
– Ma che ne sai, sono indistinguibili!
– Te ne accorgi dalle piccole cose, dagli impercettibili scarti dalla normalità.
– Come i napoletani juventini?
– Bravo, soprattutto quelli. Li osserviamo pure noi da anni.
– Li osservate? Ma chi siete, i Men in Black?
– Che dici, scemotto, quello è solo un film. Ma ora voglio la tua attenzione per un attimo e che guardi questo faretto rosso…