È quasi mezzanotte e sono in cerca di una farmacia notturna

È quasi mezzanotte e sono in cerca di una farmacia notturna. Sembra facile, nei paesi, trovare una farmacia aperta di notte. Ma Torre non è un paese piccolo, anche se si atteggia a tale. Sul sito del Comune è indicata una farmacia, mentre sulle bacheche delle farmacie ne è indicata un’altra. Non solo, ma la farmacia è indicata con un cognome, che però risponde a una memoria antica che non trova più riscontro nel presente. Insomma, giro da venti minuti nella città vuota, è quasi mezzanotte e la farmacia non si trova. Cadrei nello sconforto se servisse a qualcosa, ma serve che torni con un farmaco e non c’è tempo per le distrazioni di un sommesso viaggiatore. Ma svoltando a sinistra, verso sud, c’è una luna enorme e bianca che indica una strada. Non è una stella cometa, no. Piuttosto un pallone sgonfio e stanco sulle cime dei pini laggiù. Lo seguo per tutto lo stradone, rapito, poi mi sveglio e torno a cercare. Trovo la farmacia, il farmaco, i soldi contati e vado via, con la luna sgonfia che riempie il cielo e lo specchietto retrovisore, bellissima e perturbante.
Mamma bella
Nella foto c’è mia madre. Ancora bella, ancora in sé. Guarda con orgoglio il marito che presenta un libro di racconti, ma è un’altra storia. Questa volta la protagonista è lei. Non sa che da lì a poco l’Alzheimer l’avrebbe portata via un pezzo alla volta.
Oppure lo sa, lo sente, si vede ogni giorno più lontana; sente che si frantuma, si sfarina, intuisce che si scioglie piano per poi tornare indietro. Un osceno viavai quotidiano, un movimento lento che la porta altrove, che la sfasa e rifasa come una mamma di Schrödinger che nello stesso momento c’è e non c’è. Ma questa volta chi osserva è lei. E non è possibile immaginare il dolore che deve aver provato quando c’era sapendo che non c’era.
Mia madre è morta stamattina. Oppure una mattina di tanto tempo fa, non me lo ricordo più. Si è sgonfiata piano come un pallone, come una luna enorme e bianca che indica una strada, un sentiero in cui non saremo mai da soli. Perché le mamme fanno così, ti tengono per mano fin quando non impari ad andare da solo. Ma ad andare da soli non si impara mai, questo le mamme lo sanno bene. E si inventano luna per guidarti ancora.

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