Quattro passi

Quattro passi per smaltire la pennica dopo pranzo, quel po’ di vita sovrappeso, le scorie della routine. Quattro passi per accorgerti che le nuvole sono andate via, ramazzate da un venticello fresco che ci vuole una giacca a indossarlo con decoro e per bene. Quattro passi per la via, tra le luci delle vetrine, i fari delle automobili, le trombette stridenti dei bambini. Quattro passi per nuotare contro la corrente dei ragazzi e delle ragazze vestiti per un appuntamento, il primo bacio o l’ennesima birretta con gli amici, figlie e figli, nipoti, sorelle e fratelli minori degli anni miei che mi ostino a portare appresso con incosciente leggerezza. Quattro passi tra i fuochi d’artificio, due ragazzini che filmano col cellulare, un cane che guaisce di paura e tre donne ad abbracciarlo, a dirgli che ha ragione, che non c’è bisogno di sparare in aria la felicità. Che bastano quattro passi ad annusare vestiti nuovi e capelli lisciati, camicie stirate e gonne leggere, ormoni e pizze al forno, sfogliatelle e profumi da adulti, ricorrenze, sorpresa, eccitazione. Quattro passi a guardare la vita e prenderla in prestito, impastarla, lavorarla con le mani, sporcarsi di farina, lievitarla piano e farne pensiero, palpiti nuovi, extrasistole e scarti improvvisi.
Quattro passi, la vita è lì.
Quattro passi, la vita è tutta qui.

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