Bibbiano, la sfiga di chiamarsi onlus o cooperativa sociale

Non ho intenzione di scatenare flame e non mi interessa la polemica gratuita, né mi piace commentare a caldo le notizie di cronaca (se ne parla bene su valigiablu e sul Post), ma ho letto cose che voi umani potete benissimo immaginare. Quello che mi interessa è condividere un paio di riflessioni a freddo, o quantomeno dopo qualche giorno di digestione. In Italia esistono leggi e strumenti a tutela dei bambini. Possono essere migliorate, come tutte le cose umane, ma esistono. Tra queste, la possibilità di togliere temporaneamente un bambino alla famiglia di origine e affidarlo a persone che possano tutelarne la crescita, persone che spesso lavorano in cooperative sociali o associazioni. Che, posso dirlo per esperienza diretta, operano per garantire al bambino diritti e affetto, venendo poi spesso remunerate dopo mesi. Nel caso di enti particolarmente disastrati, questi mesi possono diventare anni. Tenetelo a mente: spesso, molto spesso, lavorano e vengono pagati dopo 12 mesi, ma pure 24 o 36, dipende. Non so voi, ma a me verrebbe da piangere. Sono soldi quasi sempre sicuri, è vero, ma io non saprei come sfamare i miei figli se facessi quel lavoro. In ogni caso, svolgono un lavoro delicato e di grande importanza per la società. (Parlo della normalità, le eccezioni sono, appunto, eccezioni e con quelle chiunque può avere ragione). Lavorano con bambini che non possono stare nelle famiglie di origine perché queste, per pochi mesi oppure tanti, non riescono a crescerli come la nostra società pensa che debbano crescere. Non perché sono poveri, come la narrazione corrente ci impone, ma perché non ce la fanno proprio (errori a parte, ovviamente, ma serve ripeterlo?). E non basta un assistente sociale per toglierli alla famiglia, ma molto di più (urgenze a parte). Ci sono famiglie orribili, le stesse di cui si parla solo grazie a qualche orribile fatto di cronaca, e non bastano le parole di una madre – seppure strazianti e spesso sincere, quasi sempre strumentalizzate – a crescere un bambino. Ricordiamocene, quando un bambino muore di mazzate, di come siamo portati a pensare che meglio di mamma e papà non c’è nessuno. Non è così. Ahimè, non è sempre così. Ficchiamocelo in testa. Per carità, le leggi possono essere migliorate, come pure le procedure di controllo. Per carità, i colpevoli di ogni abuso devono essere giudicati e puniti. Ma esiste un sistema che tutela migliaia di bambini e spesso ci riesce. Quantomeno a sfamarli, tenerli sani, mandarli a scuola. E spesso a educarli alla legge e al rispetto (se pensate sia scontato, non conoscete tanti bambini cresciuti nelle famiglie che vivono in ambienti criminali o vicini a questi ambienti). E questo sistema prevede che le strutture che li ospitano siano gestite da enti nonprofit, che significa che non lucrino sui soldi pubblici. Significa che si paghino gli stipendi agli operatori ma non un lucro a un investitore in capitali. Significa che lo Stato non vuole finanziare il lucro ma che ci sia il giusto guadagno per chi lavora. (Spesso dimentica di pagare in tempi celeri, ma vabbè). Non casco dal pero e so bene che ci sono casi in cui le associazioni e le cooperative sociali sono solo una maschera per imprenditori “capitalisti”, ma non è la maggioranza. E se lo fosse, non mi pare che questo sia il problema di cui si dibatte. Nella narrazione di questi giorni (ma viene da lontano) il male sono le cooperative sociali, le associazioni, tutti coloro che, insomma, strappano i bambini ai genitori e campano sulle spalle nostre. E a nulla vale ragionare che i bambini sono indirizzati da giudici e che questi soggetti non lucrano ma hanno diritto a una giusta retribuzione. No, loro sono il male. Così, semplicemente. E noi caschiamo come allocchi in questa stupida generalizzazione che vede chi non lucra un nemico nostro e dello Stato. Un tempo i comunisti puntavano il dito contro i capitalisti, e anche quella era una generalizzazione. Ci sono stati e ci sono capitalisti buoni e cattivi, lo sappiamo. Ma i comunisti non erano stupidi, avevano studiato. E avevano trovato il male nel capitale, nella sua formazione e nel suo “mantenimento” (sono pensieri veloci, lasciatemeli passare). Ecco, forse il problema è lì. Oggi non studiamo più, e forse non studiavamo pure allora. Ma chi ci governava sì, e gli oppositori pure. Ed erano classe dirigente.

(Sono pensieri in libertà, uno spunto per riflettere, prendeteli come tali e non scatenate l’inferno. Fa troppo caldo, quest’è).