Un ventaglio val bene una messa

Da qualche anno vado a messa con mio padre. Procediamo piano, sottobraccio, ci strascichiamo fino a una rettoria dove una piccola comunità si ritrova ogni domenica alle 9,30. C’è il prete cinquantenne, apocalittico e non integrato, un inviato dall’Antico testamento dai modi spicci epperò sornioni e simpatici; c’è il suonatore d’organo ventenne, placido e tenorile; e poi tanti vecchietti dai settanta in su, compresa la Madre superiora della congregazione proprietaria della chiesa. I più giovani siamo il tenore, il prete ed io.

Ogni comunità ha bisogno di riti che la cementino, che la qualifichino come tale. Oltre la messa, l’ovvia e necessaria ragione della sua esistenza, ce ne sono piccoli altri. Ognuno ha il suo posto, ovviamente, e ci sono sempre le stesse signore che leggono. Poi i continui innocenti sfottò del prete indirizzati alla Madre superiora durante l’omelia o i gesti della signora che raccoglie le offerte. Oggi, per esempio, la signora ha praticamente “tozzoliato” sorridendo un’altra signora abbioccata per sollecitare l’offerta consueta. L’altra signora s’è destata, ha sganciato le mani dal rosario, ha aperto il borsellino, ha deposto le monete nel cestino, ha di nuovo intrecciato il rosario e poi ha continuato il sonnellino. Ma torniamo a noi.
Mio padre ha bisogno di spazio davanti ai piedi, per cui cerchiamo sempre un posto in una fila che non abbia davanti l’inginocchiatoio, e stamattina questo posto l’abbiamo trovato nella prima fila della piccola navata laterale. Un bel posto, con affaccio sulla statua della Madonna e su una teca dedicata alla vendita di oggetti sacri: immaginette, statuine, medagliette. Fa caldo, oggi, e nonostante le mura perimetrali solide e l’apertura di tutte le porte e finestre fa caldo pure in chiesa. Eppure, non passa un filo d’aria. Almeno fino a un certo punto.

Almeno fino al punto in cui sento arrivare una benefica brezza. Un venticello fresco, teso, che arriva a rapidissimi intervalli regolari. Osservo mio padre, raccolto in preghiera, e nella mia visuale arriva a scatti l’immagine di un ventaglio. Che? Un ventaglio? E da dove arriva?
Mi giro e vedo una bella signora settantenne, con capelli raccolti a crocchia grigi e un vestito a fantasia, grigio, che per un sentimento di umana pietà ha aumentato l’angolo di brezza del suo ventaglio personale fino a soffiare aria fresca verso mio padre.

 photo 270-angle.gif
Duecentosettanta gradi. Questa benedetta signora sta forzando il suo polso delicato fino a osare un angolo esplementare di 270°, un piccolo miracolo di generosità che spero non debba pagare in tonnellate di Voltaren stasera a casa.
Ed è pure instancabile! Soffia e sventaglia senza sosta un’aria che a tratti mi arriva e che, sudato, trovo persino troppo fredda, al punto che penso: “Ma se a papà vene ‘a bronchite, cu chi m’ ‘a piglio?” Per fortuna l’angolo giro è vietato dalla costituzione fisica della maggior parte degli esseri umani e ce la caviamo.
Ma la gara di solidarietà verso mio padre – che non so fino a che punto si rende conto di tutte queste attenzioni – continua. Arriva la Madre superiora che gli porge la comunione a domicilio, e quando arriva il suo turno la signora dal polso magico mi porge il ventaglio e va. Io prendo il ventaglio e lo apro: è bello, non dozzinale, con le aste in un legno che mi sembra persino prezioso. Poi mi sveglio dalla contemplazione e continuo a muoverlo verso mio padre, ma dalla mia posizione non c’è problema, basta un normale angolo di 90°. Poi la signora torna e le restituisco il ventaglio, quando sui saluti mio padre tossisce e non faccio in tempo a girarmi che la signora mi spara davanti agli occhi una confezione di Tantum verde. Ehm… no, grazie… non è proprio una tosse… mio padre si schiarisce la voce… succede pure a me…
Finalmente arriva la benedizione e scappiamo. A due all’ora, s’intende, e nel tragitto verso l’uscita salutiamo e ringraziamo: la Madre superiora, la signora generosa e apprensiva, persino il tenore. O, meglio, la sedia vuota, visto che è in ferie.
Fine della storia. Si torna a casa sorridendo dei successi femminili che mio padre miete ancora nonostante i suoi 84 anni, e io penso che questa solidarietà bella e a tratti invadente la stiamo perdendo, soffocata dall’educazione e da un sentimento di rispetto che dà di gomito all’ipocrisia. Ma per fortuna ci sono le donne che sanno più di noi trovare il senso della vita e abbattere gli steccati. E per fortuna sono la maggioranza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.