La legge di Eroom

macc-caffe-espresso-extraLa vita si accanisce come uno che sta affogando e annaspa. E ogni movimento, ogni tentativo di salvezza, ogni slancio, ti affonda sempre di più.
Qualche anno fa regalammo ai miei genitori una macchina per caffè espresso. Bella. Comoda. Fa persino un discreto caffè. Ma che ogni tanto mostra segni di cedimento.
È normale, dite? Può darsi. Per me, e sottolineo per me, per quello che costano – sia per il costo, diciamo, d’impianto, che per il costo/caffè – dovrebbero funzionare da qui all’eternità, e preparare un espresso decente sia per Genny ‘a carogna che per James Tiberius Kirk nella data stellare 1277.1.  Ma non ci è dato. In questo fragile mondo siamo capaci di fare cose ancora più fragili, e anche le macchine da caffè espresso non possono ribellarsi alla legge di Eroom.

La legge di Eroom postula: le prestazioni degli elettrodomestici si dimezzano ogni 18 mesi.

In parole povere, giusto quelle rimaste dopo aver pagato l’intervento del tecnico, significa che se una lavatrice acquistata nel 1998 si guasta dopo 10 anni, una lavatrice acquistata nel 2011 si guasta dopo appena 2 anni e 1 giorno, a garanzia decisamente scaduta. Pare che quel dannato giorno in più l’imprimano proprio nel dna delle plastiche, non c’è modo di aggirarlo.
Ma torniamo a noi. Cosa puoi dire a un padre anziano che anela un buon caffè espresso? Chiama il bar? No che non puoi. Ti armi quindi di cacciaviti, chiavi inglesi, chiave a pappagallo, chiavi esagonali, pinze e chitemmorti e vai.
Ora, io non so se voi avete mai aperto una macchina da caffè espresso. Io no. Bevo quello della moka. Svita e avvita. Metti l’acqua e due cucchiaini e mezzo di caffè. Niente cialde o come diavolo si chiamano. Uso pure la napoletana, l’acqua che spercia dal fondo, ma quella espresso no.

E che ci vuole, cosa sarà mai!

Già, cosa sarà mai. La prendo, la giro, la metto sottosopra, nisba. Un cubo di rubik senza le istruzioni. Non riesco nemmeno a sistemare i quadri di un solo lato, niente. Anche perché ci sono viti strane, da aprire con un cacciavite particolare e un abracadabra. Svito le uniche due viti a stella, e mi resta in mano un beccuccio triste e una cannula pendula che, come d’uopo, non riesco a sistemare più al loro posto.

Tuo cognato, l’altra volta, la smontò pezzo pezzo e poi andava che era una bomba.
Ma io non sono mio cognato, papà. Lui è ingegnere e vive a Roma. Io sono un bancario e vivo a Napoli, n’est ce pas?
Niente, questo caffè non esce e mio padre sta mogio mogio. Giro manopole, schiaccio pulsanti, sbatacchio a caso, ma niente. Poi, l’idea. Quella fessa, brillante e nerd: l’internèt!

Com’è bella l’internèt!
E infatti, trovo in un lampo le istruzioni per l’uso. Cioè, non sono proprio loro, cioè, non sono proprio le istruzioni per questa macchina ma per una sua cugina lontana, ma capirai la differenza… No, su questa macchina questo coso non c’è e questa funzione nemmeno. Allora calibro meglio la mia ricerca et voilà, ecco le istruzioni. Belle belle, appena sfornate.

Del libretto di istruzioni e di come farne buon uso.
Leggere un libretto di istruzioni sul cellulare è come far leggere a una fattucchiera la mano della Barbie, diciamo che le previsioni vengono un pochino alterate. Ma cosa vuoi che sia. E poi sono in tutte le lingue, persino in italiano. Comunque, capisco che non c’è una funzione di spurgo – o di rutto galattico, che è la stessa cosa – ma in questi casi, dopo aver controllato che:

  • il filo dell’alimentazione è inserito da una parte nell’apparecchio;
  • dall’altra nella presa di corrente;
  • che ci sia la corrente;
  • che si indossino scarpe di gomma;
  • che si abbracci una persona buona conduttrice di elettricità;
  • non la propria moglie;
  • che ci sia l’acqua;
  • che ci sia il caffè;
  • che il bar più vicino sia chiuso;

provate a usare il decalcificatore.

Decalcificache?
Il decalcificatore decalcifica, toglie la scorza e sana, come direbbe la buonanima della nonna, e spurga pure le cannule pendule di questa dannata macchina da caffè espresso. Che più che un espresso è un omnibus, ma quando c’era lui, caro lei.
In ogni caso, c’è scritto nelle istruzioni, per mantenere la macchina in stato di efficienza si deve usare il decalcificatore ogni tre/quattro mesi. Almeno una volta l’anno. Ma pure ogni due anni, basta non dare tempo al calcare di invadere ogni pertugio libero, come quel mio amico nella Riviera romagnola.
Meno male che il decalcificatore si vende dove si vendono le macchine da caffè espresso, e vorrei ben vedere. Ma sullo stesso scaffale. Ma proprio azzeccato alle macchine da caffè espresso non lo vedi? No che non lo vedo, non so nemmeno come accidenti sia fatto, sto cacchio di decalficicatore!
Somiglia mica a Mastro Lindo? Alla signora Luisa che inizia presto, finisce presto e di solito non pulisce il water? E nemmeno le macchine da caffè espresso, a quanto pare.
Comunque, è un liquido. Da diluire. Nell’acqua del serbatoio. Tipo acqua di Lourdes. Anzi, meglio. Perché non ho fatto nemmeno in tempo a metterlo nel serbatoio che la macchina ha cominciato subito a sputacchiare acqua, anzi acqua e decalcificatore. Ma subito subito. E il caffè è venuto bello forte, squisito.
Peccato che questo pezzo lo stia scrivendo dalla camera da bagno, deve essere la solita influenza che gira. Ma voi prendetevi questa tazzulella ‘ cafè, è ‘na mano santa!

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